Vorrei fare qualche riflessione su uno dei sentimenti che più frequentemente ritrovo nelle persone che richiedono la mia consulenza: la RABBIA. 

Troppo spesso osservo nelle persone l'imbarazzo nell'ammettere questo sentimento, come se non ci fosse un diritto a provare tale emozione.
Bisogna ammettere che a livello sociale, il dolore e la rabbia sono sempre aspetti  poco tollerati in quanto non piacevoli e considerati di difficile gestione, c'è un forte pudore verso tali sentimenti.
Tendiamo così a negare la rabbia, a nasconderla credendo che "poi passa". Ma non è così. La rabbia resta dentro di noi diventando qualcosa di fortemente distruttivo, come una pentola a pressione che continua ad accumulare al suo interno. La rabbia deve invece trovare una sua strada per uscire, ma in modo costruttivo, deve trovare un altro "abito" per essere espressa, ma in termini pratici: come fare?

Dobbiamo partire da un concetto fondamentale: la rabbia spesso è solo la punta dell'icebreg: è solo la parte manifesta di altri sentimenti ed emozioni. Dunque un passaggio importante è proprio quello di domandarci: cosa c'è sotto? Cosa si nasconde sotto quella cosa che stiamo provando, che spesso sentiamo proprio nello stomaco...che cosa c'è sotto la rabbia della persona che ci sta manifestando questo sentimento.
Con questa prospettiva, diventa molto più semplice provare ad accogliere la rabbia piuttosto che allontanarla.
Lo si vede facilmente nei bambini: un piccolo arrabbiato smette facilmente di piangere nel momento in cui siamo noi adulti a fargli riconoscere ciò che prova, a dargli un nome: "oh, sei arrabbiato perchè ti senti molto stanco vero?" "lo capisco che sei arrabbiato perchè avresti voluto mangiare il gelato, ma purtroppo ora non si può". In questi esempi, la rabbia viene ESPLICITATA, NOMINATA, SOTTOLINEATA e di conseguenza ACCOLTA, ACCETTATA. Non significa giustificarla, non significa alimentarla, ma darle una collocazione. Significa ESSERE EMPATICI.

Se hai difficoltà a gestire la tua rabbia o senti una sensazione di malessere e non sai perchè, richiedi una prima consulenza.

Dr.ssa Caterina Serena

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